Il Ponte Romano affonda tra erba e ferri arrugginiti

Ancora silenzio sui fondi per riportare alla luce l’antica pavimentazione Il progetto è stato approvato ma intorno al monumento regna il degrado

PORTO TORRES. La più grande opera pubblica ancora in uso costruita nel primo ventennio del I secolo dopo Cristo – il Ponte Romano che si affaccia sul rio Mannu – nel più totale abbandono, coperta di erbacce e persino di qualche rifiuto metallico (una marmitta è stata abbandonata lungo il ponte).

Da tanto tempo mancano i fondi per cercare di riportare alla luce tutta la pavimentazione originaria del Ponte, nonostante il progetto sia stato approvato da tutti gli enti competenti in materia, ma mai nessuno (oltre la Soprintendenza) si è seriamente preoccupato di andare a trovare i denari per completare un monumento di pregio che rappresenta da sempre anche un simbolo della città fuori dai confini isolani e nazionali. A quanto pare la Soprintendenza archeologica ha intenzione di vincolare tutta l’area del Ponte Romano, probabilmente pure quella che costeggia l’area archeologica, perché dalle indagini effettuate è emerso che sotto l’asfalto c’è la città Romana. Con la certezza dell’arrivo della navi della Costa Crociere nello scalo marittimo turritano, nella prossima primavera, l’intera area archeologica meriterebbe di essere mantenuta in perfetto ordine e decoro considerando la flotta di crocieristi che scendono a Porto Torres per vedere i siti archeologici. Il Ponte Romano è una struttura di competenza del Comune, in quanto fa parte della viabilità pedonale urbana, e quindi manutenzione e decoro urbano dovrebbero essere svolte dall’amministrazione comunale in accordo con la Soprintendenza. Per quanto riguarda invece i lavori di completamento delle opere di restauro dovrebbero servire circa 2 milioni di euro, compresa la risoluzione dei problemi dei sottoservizi, questo perché è un monumento simbolo strettamente legato al piano urbanistico della città di Turris Libisonis e rientra a pieno titolo nella viabilità cittadina. Nel frattempo non è ancora avvenuta la rimozione del tubo in eternit della condotta idrica che alimenta le case presenti a ovest del fiume: si tratta di una condotta forzata di acqua del diametro di 200 millimetri, riportata alla luce dopo gli ultimi scavi, che potrebbe creare grossi danni all’opera pubblica più antica dell’isola. Strettamente legato al Ponte Romano è anche il progetto del Pit fluviale, ossia il piano per la sistemazione idraulica del rio Mannu, che a distanza di circa 15 anni si trova in una fase propedeutica agli iter autorizzativi necessari per affidare i lavori. Il progetto, che dispone di un finanziamento di circa 6,4 milioni di euro, prevede il risanamento degli ambiti degradati, l’ampliamento della foce, la mitigazione del rischio di alluvione e la riqualificazione delle aree di pregio per la fruizione pubblica. La messa in sicurezza del fiume, inoltre, permetterà di dare un volto nuovo all’intera area, in continuità con Turris Libisonis. Oltre a liberare tutta l’area dai manufatti esistenti, inoltre, il livello del terreno sarà riportato alle quote originarie e sarà creato uno spazio libero in continuità con la zona archeologica. Verrà rimossa anche la soglia sotto il ponte Vespucci, che costituisce una barriera trasversale al deflusso delle acque, e l’allargamento della foce consentirà l’ingresso delle acque salmastre nella stessa, fino a riequilibrare l’ecosistema, riportandolo alla condizione originaria e impedendo la crescita invasiva dei canneti.

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