La Nuova Sardegna

Sassari

Il caso

Sanità sarda in tilt: servono medici ma non vengono pagati, via le borse di studio

di Luigi Soriga
Sanità sarda in tilt: servono medici ma non vengono pagati, via le borse di studio

Sassari, in quattro pronti a lasciare i pazienti per non perdere i sostegni economici. In Gallura class action contro la Asl che non retribuisce da mesi le guardie mediche

3 MINUTI DI LETTURA





Sassari In Sardegna succede anche questo: mancano i medici di base, manca la guardia medica, manca pure il sostituto del sostituto. E quando qualcuno si fa avanti, giovane e volenteroso, gli mettiamo davanti una legge stortissima o uno stipendio che non arriva. Il sistema sanitario è riuscito nell’impresa più surreale: invece di incentivarli, li spinge via. Li penalizza se accettano mille pazienti, non li paga se vanno in guardia medica, li lascia appesi tra una norma assurda e un bonifico che non arriva.

Dovrebbero essere coccolati come i panda, tutelati come una specie in estinzione, e invece la burocrazia rema contro. Poi ci stupiamo se i paesi restano senza nessuno a dare ascolto ai malati.

Paradosso Sassari Il primo paradosso riguarda la provincia di Sassari. Quattro medici, tutti in formazione in Medicina Generale, avevano accettato un incarico per coprire paesi rimasti senza medico. Un gesto ormai “eroico” che in un Paese normale verrebbe accolto con un tappeto rosso. Qui no. A bloccare tutto arrivano due norme nazionali: il decreto del marzo 2020 e la Legge 178 del dicembre 2020, che stabiliscono la soglia degli 800 pazienti per mantenere la borsa di studio. Se la superi, la perdi. Anche se stai coprendo un'emergenza. Anche se hai mille pazienti che bussano alla tua porta. Anche se non c’è nessun altro disposto ad aprire la porta dell’ambulatorio.

Antonello Desole, segretario provinciale della Fimmg Sassari, si sta occupando della questione. E non nasconde la gravità: «Siamo ai limiti dell’assurdo: i medici accettano un incarico per aiutare i territori e vengono puniti. Se superano la soglia prevista dalla legge, perdono la borsa. Così quattro colleghi stanno per dimettersi», dice. «Stiamo parlando di circa quattromila pazienti che rischiano di restare senza assistenza», aggiunge. E ancora: «La legge crea una sperequazione ingiustificabile: due medici con la stessa formazione, lo stesso carico di lavoro, vengono trattati in modo diverso solo perché uno ha avuto l’incarico in un mese “giusto” e l’altro in un mese “sbagliato”. È un’assurdità che va corretta».

Il risultato è una fuga annunciata. Chi resta mantiene la borsa ma deve cancellare centinaia di pazienti; chi non vuole farlo abbandona l’incarico. In entrambi i casi, a rimetterci sono sempre gli stessi: gli abitanti dei piccoli comuni. «L’assessore non può intervenire con una legge regionale: queste sono norme nazionali. L’unica via è la Conferenza Stato-Regioni. Ma servono tempi rapidi, perché i territori non possono aspettare», conclude Desole.

Paradosso Gallura E veniamo al secondo paradosso, che riguarda l’Asl Gallura. Qui non c’entrano le norme: c’entra la gestione. Una burocrazia che si inceppa, rallenta, si arena. Ascot non pagate da mesi, guardie mediche con stipendi in ritardo, guardie turistiche mai retribuite nonostante turni estivi massacranti e delibere pubblicate. Una quindicina di medici specializzandi e specializzati che hanno macinato chilometri, fatto notti, affrontato trasferte con i soldi propri. E stanno ancora aspettando. Parliamo di cinque mesi di arretrati per le Ascot, un anno in alcuni casi; e per le guardie turistiche, attivate a luglio, non sarebbe arrivato ancora un euro. Alcuni medici vantano crediti per 9mila euro. Il compenso per il turno completo di un medico a gettone, magari reclutato dai i paesi esteri. Per questo capitolo le risorse si trovano, per le guardie mediche la cassaforte si inceppa. Ai giovani medici non resta che organizzare una class action contro la Asl Gallura. Alla fine non sempre sono i medici a mancare, quello che manca è il rispetto per chi lavora. Così i concorsi vanno deserti, e i paesi restano soli. Ed è surreale che la sanità alimenti da sola la propria emergenza. Questa non è più una crisi: assomiglia di più a un autosabotaggio.

Primo Piano
Economia

Rottamazione quater: domani 30 novembre scade la nuova rata, ma slitta il pagamento

Le nostre iniziative