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Sassari e i suoi tesori dimenticati: ecco i grandi palazzi inutilizzati

di Davide Pinna
Sassari e i suoi tesori dimenticati: ecco i grandi palazzi inutilizzati

Viaggio fra gli edifici dal passato importante che potrebbero avere una nuova vita

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Sassari Si riaccende in città il dibattito sui grandi edifici pubblici dimenticati e inutilizzati, dopo l’annuncio della pubblicazione, a settembre, del bando per la progettazione della riqualificazione dell’ex carcere di San Sebastiano.

Un traguardo ancora lontano, certo, ma che fino a poco tempo fa sembrava irraggiungibile e ora appare a portata di mano, visto che il direttore regionale dell’Agenzia del Demanio ha ipotizzato l’aggiudicazione dei lavori entro 18 mesi, ossia la fine del 2027. E che riaccende la speranza che anche qualche altro storico grande edificio possa essere recuperato e restituito ai sassaresi.

Piano città Una prima mappa la fornisce l’accordo firmato a marzo da Agenzia del Demanio, Comune e Città metropolitana, Regione e Università. Si tratta del Piano città degli immobili pubblici di Sassari. Una ricognizione degli edifici di proprietà delle amministrazioni e dei loro usi potenziali. Dentro c’era proprio l’ex Carcere di San Sebastiano, ma non solo. Ci sono altri 11 spazi.

A cominciare dal centralissimo palazzo dell’Intendenza di Finanza, fra piazza Azuni e via Luzzati.

Cinque livelli, con un piccolo cortile, quasi del tutto libero e inutilizzato: a salvarlo dall’abbandono ci pensano le attività commerciali che operano al piano terra. Il Piano città ipotizza tre destinazioni, per il futuro: alloggi universitari, albergo etico o spazio per uffici pubblici. La prospettiva degli alloggi per studenti universitari riguarda un altro bel palazzo del centro, di proprietà stavolta dell’Università: ospita alcuni uffici dell’ateneo e l’archivio Antonio Segni, ma una metà degli spazi è inutilizzata.

Ma fra gli immobili di proprietà dell’università c’è anche un colosso come l’ex brefotrofio Ipai, in via delle Croci, proprio davanti a San Pietro in Silky.

Un’area vasta un ettaro, con oltre 5mila metri quadri di superficie lorda e 9mila metri quadri di verde. Il lotto era stato candidato anche a ospitare il fantasmagorico campus universitario, ma alla fine non se ne fece nulla. Oggi, stando al Piano città, l’idea è quella di destinarlo all’ampliamento delle strutture sanitarie già esistenti, visto che confina con la zona degli ospedali.

Spostandosi dall’altra parte della città, in mezzo alle architetture liberty di viale Caprera, si trova uno splendido edificio di proprietà della Regione, villa Pozzo.

Costruita nel 1927 per l’imprenditore caseario Francesco Caria, con belvedere sul Golfo dell’Asinara, fu poi della famiglia Ardisson e infine della famiglia Pozzo. Completamente inutilizzata, e in condizioni conservative non ottimali, villa Pozzo potrebbe essere destinata a sede di rappresentanza della Regione in Sardegna. Ex Inps Ma il Piano città non basta a condensare in un solo documento lo sterminato patrimonio di edifici pubblici e privati vuoti che costella la città e i suoi quartieri.

In via Zanfarino, all’angolo con via Torres, non si può non notare la sagoma imponente e malandata dell’ex Inps.

Di proprietà di una società privata, lo stabile è stato di volta in volta candidato a diventare studentato, sede di alloggi di edilizia popolare, pensione per anziani. Nei fatti, da anni l’edificio è vuoto, diversamente da quanto accaduto con il vicino ex Catasto (all’angolo fra via Roma e via Asproni), acquistato da privati e dove sono in corso i lavori di ristrutturazione che lo trasformeranno in una struttura sanitaria privata.

Predda Niedda C’è poi, fuori dal centro abitato, il caso Predda Niedda dove gli enormi edifici privati incompleti e inutilizzati sono tanti. A cominciare da due spazi che ormai segnano la skyline sassarese: la mai entrata in funzione Tipografia Poddighe e la storica ex Semoleria Azzena. Per questo complesso si era ipotizzata la realizzazione di un’area commerciale, ma i fabbricati sono vincolati e, sinora, non è stata trovata la giusta mediazione fra le esigenze private e quelle della conservazione dei beni culturali. Spostando lo sguardo poco più in là, c’è l’immensa area del centro commerciale mai nato “Zentu Figghi”. Tutti luoghi che potrebbero avere un ruolo nella futura integrazione dell’ex zona industriale con il resto della città.

I buoni esempi Non è solo un elenco di spazi inutilizzati, il Piano Città firmato a marzo, ma contiene anche degli esempi di assegnazione di nuove funzioni e prospettive di riqualificazione. Oltre all’ex carcere di San Sebastiano, compare nella mappa il complesso alla fine di corso Regina Margherita, con l’ex Questura e l’ex Archivio di Stato.

Qui la Città metropolitana ha ottenuto un finanziamento regionale da 14 milioni per la realizzazione di un polo didattico con classi, laboratori e convitto per gli studenti del liceo artistico Filippo Figari.

Per quel che riguarda l’ex Hotel Turritania è attesa entro la fine dell’anno la conclusione dei lavoratori e la consegna dei 27 appartamenti di housing sociale agli assegnatari in graduatoria, dopo il progetto di riqualificazione finanziato dal Pnrr per circa 6,5 milioni.

Ancora, il caso dell’ex Tipografia Chiarella in centro storico. Con un finanziamento regionale da 7 milioni, nel quadro dei fondi europei 2021-27, lo storico complesso, collegato direttamente con la biblioteca comunale di Palazzo d’Usini, sarà dotata di spazi multimediali, con nuove tecnologie dell’informazione, libri e quotidiani da leggere digitalmente, allestimenti smart e totem informativi in modalità touchscreen. Previsti spazi per nuovi servizi culturali e l’organizzazione di eventi culturali aperti a tutti. 

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