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«Non mi fido dell’Atalanta ma credo nel mio Cagliari»

«Non mi fido dell’Atalanta ma credo nel mio Cagliari»

Tommaso Giulini prova a nascondere l’emozione alla vigilia del debutto in casa «Abbiamo costruito una bella squadra, adesso chiedo ai tifosi di starci vicino»

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«Non vorrei essere nei panni di Zeman”. Tommaso Giulini si concede un mezzo sorriso. Il boemo voleva la bicicletta e l’ha avuta. Adesso, si pedala. E tutte le forze, in campo e fuori, camminano compatte. «Il passaggio del turno in coppa e il pareggio di Sassuolo sono stati passi importanti. Ma stiamo cauti: c’è ancora tanto da fare». Il presidente del Cagliari è pacato e riflessivo. Ma, nonostante i tentativi di dissimulazione, carico come una molla. «L’Atalanta è squadra ostica, verrà qui per vincere. Non mi fido. Ma so quel che passa per la mente dei ragazzi: nel gruppo c’è un entusiasmo contagioso».

Molte volte l’eccessiva euforia... «Esatto. Ma abbiamo professionisti eccellenti, sanno quanto sia importante l’umiltà e la concentrazione. E in questo abbiamo la fortuna di avere con noi veterani quali Conti, Cossu e Pisano: trascinatori, fondamentali per amalgamare il gruppo e darci una mano nel portare avanti un progetto che deve far divertire noi e l’intera Sardegna».

Il tema identitario le sta proprio a cuore.

«Sì. Le potenzialità di questa regione e della sua gente sono enormi. In un momento di crisi come questo, anche da imprenditore, il mio appello alle istituzioni è nitido: servono risposte rapide e concrete. E si potrebbe partire dall’abbattimento dei costi dell’energia».

Torniamo al campo. L’Atalanta senza Bonaventura fa meno paura?

«No. Hanno un tale vivaio di qualità che lo sostituiranno a breve. Sono tosti e compatti. Ma siamo pronti. E mi aspetto dopo un buon primo tempo con il Catania e un secondo accettabile con il Sassuolo, 90’ giocati al top».

Zeman ha la rosa al completo. Sensazioni?

«Intanto, sorrido nel ricordare che tanti esperti dicevano che non compravamo o che stavamo acquistando male, lasciando settori sguarniti. Adesso, alla seconda di campionato abbiamo problemi di abbondanza con opzioni e dubbi in ogni reparto. Fossi in Zeman sarei in imbarazzo nello scegliere i primi undici. Ma ha l’esperienza giusta per gestire al meglio la situazione».

A proposito di Zeman, ma è davvero così chiuso?

«Mi ricorda mio padre, capitano d’industria che veniva dalla guerra, scomparso di recente a 93 anni. Era difficile averci a che fare ma col tempo è andato via via ammorbidendosi. Zeman è con noi nel momento migliore della sua carriera. Con i ragazzi è più aperto e disponibile. Ho idea che i grandi uomini siano come il buon vino, migliorano con il passare del tempo».

Passo indietro. Qual è stato l’acquisto più complesso?

«Ceppitelli. In comproprietà tra Bari e Parma, ragazzo forte con ambizioni forti, ci abbiamo messo tre settimane».

Otto giocatori in nazionale. Soddisfatto?

«Sì, ma penso che Rossettini non possa mancare: se Conte lo mette nel gruppo allargato, dove c’è già Sau, non lo lascia più andar via».

Presidente, la salvezza è sempre l’obiettivo primario?

«Sì. Andiamo avanti gara dopo gara con determinazione. Poi si vedrà. Vedo un campionato con la Roma una spanna sopra altre cinque squadre. Le altre giocano per la salvezza».

Qual è il messaggio per i tifosi?

«Stateci vicini. Ma sta a noi meritarci le loro attenzioni. E se tutto fila liscio, qualche giornata prima di Cagliari-Juventus, riavremo lo stadio aperto in tutti i settori. sarà una gran bella festa».

Mario Frongia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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