Gianni Sarti punta al massimo: «L’Hermaea deve restare in A»
Il presidente della squadra femminile di pallavolo tira le somme di un’annata indimenticabile: «Molto probabile che eviteremo la retrocessione mantenendo un livello che merita tutta l’isola»
OLBIA. Tutto è finito con un bel pranzo in campagna. Con le ragazze in jeans e maglietta, finalmente sorridenti dopo quel piantarello post playout, pronte a brindare a una stagione comunque eccezionale, a un pezzo di storia che da queste parti significa parecchio. «È stata la nostra festa di addio o di arrivederci, chissà» dice adesso Gianni Sarti, il presidente, mentre attende notizie ufficiali prima di cominciare a rimboccarsi le maniche. L’Hermaea ha infatti perso i playout, esattamente due settimane fa, sotto i colpi di un Soverato che alla fine ha dimostrato di essere più forte. Ma le chance di rimanere in questa fantastica serie A2 erano e rimangono piuttosto solide. Ovvio però che toccherà aspettare la conferma. Ma una cosa è certa: il presidente dell’Hermaea, imprenditore, nato alla Maddalena e cresciuto in Liguria per poi sbarcare a Olbia 19 anni fa, non vede l’ora di ricominciare. Con la speranza di ricevere qualche aiuto in più.
La domanda più importante: l’Hermaea rimarrà in A2?
«In teoria dovrebbe esserci la certezza. Quando votammo per l’iscrizione del Club Italia in A1 per la prossima stagione, in vista delle Olimpiadi, si decise anche che la perdente dei playout sarebbe restata in A2. Tutto questo dovrebbe rimanere valido, però ancora non abbiamo ricevuto comunicazioni ufficiali. Ma siamo fiduciosi».
Se l’Hermea resterà in serie A, che stagione sarà la vostra?
«Innanzitutto bisogna capire se i vecchi sponsor rimarranno con noi. E soprattutto se riusciremo a trovarne di nuovi. Serve il sostegno di grandi aziende locali, perché quest’anno ci siamo sentiti un po’ soli. Forse perché è stato il primo anno in serie A, forse perché siamo partiti in ritardo. Ora però ci conoscono di più, l’interesse nei nostri confronti è cresciuto. Dunque se ci saranno le condizioni saremo ben lieti di far rimanere Olbia in serie A».
Troppo presto per parlare di riconferme?
«Assolutamente sì, ora è tutto in stand by. Però posso dire che numerosi procuratori stanno continuando a contattarci. Sono colpiti dalla serietà della società e pure dalla location, cioè il Geovillage. A proposito, ringrazio il Geovillage e la famiglia Docche per tutto ciò che ha fatto quest’anno. Ci auguriamo di rimanere lì pure la prossima stagione».
Quali sono stati i momenti più brutti? E i più belli?
«Quelli brutti sicuramente l’infortunio di Sofia Rebora e poi la vergognosa sconfitta in casa contro Pavia, non fu semplice ricostruire il morale della squadra. Il più bello è invece la vittoria contro Caserta, che ha aperto la strada dei playout regalandoci tutte queste certezze di restare in A2».
Come è nata questa passione per la pallavolo?
«Grazie alle mie figlie, Cecilia e Camilla. Loro hanno cominciato a praticare la pallavolo da bambine e così mi sono avvicinato all’Hermaea. Prima come genitore, poi come sponsor, dirigente, vicepresidente e presidente. Ma per me questo è un lavoro di vero servizio, perché l’Hermaea non è mia ma di tutti quanti. È della città e della Sardegna. Comunque io sono un appassionato di sport, in particolare di arti marziali. Anni fa, ai tempi della promozione in serie D, sono anche stato direttore generale del Tavolara calcio».
L’Hermaea non è soltanto prima squadra. Avete un bel settore giovanile che ha anche sfornato diverse atlete di primo ordine, come Simona Degortes e Marika Vietri.
«Sì, adesso i tesserati, compresi i maschi, sono circa 120. Abbiamo ottenuto ottimi risultati in diverse categorie. Degortes e Vietri sono cresciute con noi e adesso giocano in prima squadra. E ricordiamo pure Jole Ruzzini, che ora milita in A1. Anni fa giocò con l’Hermaea prima in serie C e poi in B2».
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