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Infantino: per l’Italia è tempo di riforme

Infantino: per l’Italia è tempo di riforme

ROMA. L'Italia che ha aperto la strada all'utilizzo della Var si rimbocchi le maniche per tornare a recitare un ruolo da protagonista dopo «la tragedia sportiva» della mancata qualificazione al...

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ROMA. L'Italia che ha aperto la strada all'utilizzo della Var si rimbocchi le maniche per tornare a recitare un ruolo da protagonista dopo «la tragedia sportiva» della mancata qualificazione al Mondiale in Russia.

Dal palco della Casa della Armi del Foro Italico dove è stato premiato col Collare d'Oro, la massima onorificenza dello sport italiano assegnata dal Coni, Gianni Infantino traccia un bilancio generale del movimento calcistico italiano.

Il presidente della Fifa sottolinea in primis i passi avanti fatti con l'ausilio della tecnologia: «Il Var sta andando benissimo, soprattutto grazie all'Italia. È una macchina bellissima che dà più giustizia e trasparenza. Gli darei un nove». Insomma, promossa a pieni voti nonostante le polemiche scaturite nelle ultime settimane. Polemiche che non sembrano aver cancellato in Serie A la cultura del sospetto. Cultura che Infantino definisce «una malattia veramente molto italiana ma che non esiste.Il lavoro che si sta facendo in Italia con la Var è all'avanguardia, è eccellente». Lo stesso non si può dire del cammino degli Azzurri di Ventura che non parteciperanno al Mondiale russo. In questi giorni, a causa dei problemi che riguardano la Federcalcio spagnola dopo le elezioni, qualcuno ha paventato la possibilità di un clamoroso ripescaggio, che tuttavia Infantino esclude categoricamente: «Bisogna qualificarsi sul campo. Chi c'è ha meritato di esserci. Certo, il fatto che l'Italia non vada al Mondiale è una tragedia, sportivamente parlando, ma deve essere uno stimolo per rimboccarsi le maniche e passare dalle parole ai fatti. Bisogna lavorare, riformare, innovare e riportare l'Italia sul tetto del mondo dove merita di essere anche nel calcio».

A dover guidare questa scalata sarà il nuovo presidente della Figc che sarà eletto il 29 gennaio. «La governance è importantissima, bisogna che chi dirige il calcio italiano abbia la possibilità di prendere decisioni - evidenzia Infantino -, di incidere nel movimento».

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