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Paolo Citrini: «La società ci ha dato i mezzi per creare una Dinamo competitiva»

di Antonello Palmas
Paolo Citrini: «La società ci ha dato i mezzi per creare una Dinamo competitiva»

La quarta vita del direttore sportivo, ex assistente, capo comunicazione ed head coach

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Sassari «Per me è iniziata un'ulteriore sfida, fiore sfida, forse la più bella e forse la più difficile, perché quella con più responsabilità». Paolo Citrini è alla sua quarta vita sportiva: è arrivato come assistente e in quel ruolo ha vinto persino un Triplete, poi è stato capo della comunicazione con risultati eclatanti certificati dalla Lba, quindi head coach salvando le Women in una stagione in cui avrebbe meritato i playoff e valorizzandoo atlete come Egwoh (ingaggiata da Schio) e Turel (presa dal Geas), o rookie con Poindexter.

Ora la quarta avventura, da direttore sportivo

«Penso che ovunque mi abbia messo, Stefano Sardara abbia ricevuto tantissimo, così come io dal club. È una cosa che mi inorgoglisce molto».

Sfida per niente semplice

«Potrebbe sembrare che siamo un po' indietro: solo due firme ufficiali, Brooks e Aromando. In realtà stiamo lavorando a 360°. Ma per noi che abbiamo tutta una squadra da rifare, è importante fare scelte molto attente e oculate. Insieme a Luca Vitali stiamo lavorando per trovare gli italiani giusti e incastrarli, per poi inserire gli stranieri. In questo momento servono dei profili esperti o comunque con una certa esperienza nella categoria, e altri con maggiore freschezza, atletismo e energia».

L’esodo di giovani italiani in Ncaa non aiuta, e nemmeno il dubbio sul ripescaggio.

«Sì, diversi giocatori importanti di A2 vanno in A, fare mercato nel nostro campionato diventa molto più difficile che in Lba anche perché ci sono diverse squadre che vogliono vincere e al piano di sopra hai molta più scelta avendo sei stranieri. Il ripescaggio? Penso sia difficile, ma è chiaro che non posso chiudere la squadra per la A2 e poi ritrovarmi in A, serve un po’ di pazienza».

State guardando atleti che sappiano fare più ruoli

«Ci interessa molto questo aspetto, che al di là del singolo forte, fa la differenza. Poi in un campionato così lungo, con turni infrasettimanali, con 38 partite che poi possono diventare anche 50 o 52 con i playoff, è importantissima la parte atletica, la gestione dei giocatori, avere una squadra lunga e giocatori polivalenti. Brooks può giocare da 5 e da 4, Aromando da 4 e da 5. Chi ha vinto quest'anno, da Scafati a Verona, aveva giocatori importanti, ma anche i cosiddetti role player o team player, i giocatori di squadra, quelli che mettono gli altri nelle condizioni di esprimersi al massimo».

La presa di Brooks è in linea con la voglia dichiarata di riconquistare i tifosi.

«Noi lo consideriamo una leggenda, l’abbiamo voluto fortemente dal primo giorno, perché è un ragazzo e un atleta straordinario, un professionista serissimo. Sappiamo benissimo che ha 37 anni, però gioca da italiano ed è quel jolly che quando hai il tris ti consente di fare poker, un giocatore che sicuramente può fare la differenza. Sappiamo soprattutto che persona è Jeff. Io l'ho allenato, lo conosco da tantissimi anni, Luca anche, è la ciliegina sulla torta del roster».

Non vi preoccupa che a marzo abbia subito un intervento di calcaneoplastica al piede destro?

«L’ha voluto fare prima che finisse il campionato, proprio perché voleva essere pronto per la stagione successiva. Stiamo monitorando la situazione nel migliore dei modi, ha giocato sempre da protagonista, quindi non ha problemi di peso-forma o cose del genere. Si sente di andare avanti anche fino a altri 4-5 anni e tanta voglia di venire nella squadra dove ha vinto tutto».

Siete in chiusura con qualche altro giocatore?

«Diverse indiscrezioni usciti in questo periodo riguardano atleti che non sono stati trattati oppure sono tra i tantissimi sui quali abbiamo preso informazioni, ma da qui a dire che ci puntiamo ce ne passa. Nomi? Aspettiamo che scadano i contratti il 30 giugno».

Perché non tenere Ceron? In questa squadra sarebbe stato l’ideale.

«Non era un primattore, ma un giocatore molto importante per il grande attaccamento, la grinta e la serietà. Ma aveva la chance di proseguire in A e ha fatto la scelta giusta, anche se dispiace».

Il ruolo del coach Vitali?

«Luca al di là dell'esperienza limitata da capo allenatore ha una grande conoscenza della pallacanestro, dei giocatori, è molto bravo nell'individuare su chi andare al 100%, perché è stato un grande giocatore, ha le idee chiare e sa cosa serve per un'idea coerente e logica nella costruzione della squadra».

Con che ambizioni si parte?

«Il club ci ha messo a disposizione comunque un grande supporto, pur sapendo che ogni anno in A2 tante puntano al salto: c'è quella che delude e una sola che arriva direttamente, un’altra ci riuscirà tramite i playoff che sono un altro campionato. Noi ci stiamo veramente mettendo tutti grande voglia e passione. Bisogna avere ancora un po’ di pazienza, ma sono sicuro che faremo una squadra competitiva».

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