1966. Mesina, la fuga da Sassari: nessuno evadeva come lui

La prima pagina della Nuova Sardegna del 13 settembre 1966: Mesina era evaso due giorni prima da San Sebastiano

Il volo di 7 metri dal carcere di San Sebastiano con lo spagnolo Atienza per poi mescolarsi alla folla

Graziano Mesina e Miguel Alberto Atienza, i due detenuti evasi ieri dalle carceri di «San Sebastiano», sembrano essere svaniti. Nessuna traccia, se non vaghe e contrastanti segnalazioni provenienti da diverse zone della provincia di Sassari, è in possesso della polizia e dei carabinieri. Si cerca, dunque; e si cerca un po’ dappertutto. Oltre quattrocento, secondo fonti degne di fede, sono le persone che da domenica danno la caccia al pericoloso malvivente di Orgosolo e all’evaso dalla Legione Straniera. Ed il da fare delle forze di polizia non è poco, soprattutto se si pensa che un po’ dovunque (la notizia della rocambolesca evasione ha destato notevole impressione) si è venuta a creare la psicosi dell’avvistamento. (...)

Così qualcuno ha ricordato ciò che era avvenuto in occasione della fuga di Graziano Mesina dall’ospedale di Nuoro. Allora Mesina, operato da pochi giorni di appendicite e sorvegliato da due agenti nella stessa camera in cui era ricoverato, colse un istante in cui le guardie erano distratte e appisolate e si calò dalla finestra giungendo a terra, dopo aver superato un dislivello di diversi metri, aggrappandosi ad un pluviale. In quell’occasione, dunque, mentre centinaia di uomini frugavano le campagne intorno a Nuoro, egli si acquattò in una condotta idrica depositata ai lati della strada e attese per circa due giorni in una posizione non certo comoda e con la ferita ancora aperta. (...) Se il «curriculum» del fuorilegge (da quando aveva sedici anni a quando fu arrestato commise una spaventosa serie di delitti che gli sono valsi la condanna ad una pena complessiva di 46 anni di reclusione) non fosse di per sé eloquente sarebbe sufficiente l’evasione, attuata domenica in circostanze davvero incredibili, per dare un’idea della pericolosità (...)

Il momento più difficile, in effetti, il fuorilegge lo ha già superato. Forse nemmeno lui pensava di riuscire a superare il duplice sbarramento (due muri alti oltre sei metri) delle carceri; forse, quando ha sentito il passante gridare per attirare l’attenzione dell’agente di custodia che passeggiava da una torretta all’altra e quando, successivamente, ha udito lo sparo, ha dubitato dell’esito della disperata impresa. Quando, poi, si è ritrovato sui marciapiedi di via Cavour dopo aver effettuato un balzo di circa sette metri ed essere «atterrato» perfettamente illeso dai passanti più incuriositi che allarmati deve aver riacquistato il suo proverbiale sangue freddo. Si è tramutato, improvvisamente, profittando degli abiti quasi borghesi (una maglietta azzurra ed un paio di pantaloni di fustagno) in un cittadino qualunque, ha preso a braccetto Atienza, ha infilato la via Mazzini ed è apparso in via Roma, dove ha cercato, addirittura, di fare l’autostop (...)

Quindi Mesina ed Atienza sono passati in piazza d’Italia (poco prima delle 11!) a meno di 100 metri dalla Questura e sono giunti in piazza Castello. Il tassista Antonio Porcheddu se li è visti di fronte e non ha sospettato nulla. Li ha accolti a bordo e si è diretto verso la periferia della città. (...) Mentre il taxi transitava davanti al Palazzo di giustizia, Mesina, scorti alcuni carabinieri, si è coperto il volto con le mani. Porcheddu ha capito di aver a che fare con persone non certo raccomandabili ed ha chiesto, giunti ad una stazione di servizio, che gli venisse corrisposta anticipatamente la tariffa del viaggio. Mesina e Atienza non avevano soldi. Mentre il tassista parlava con il gestore del rifornitore, sig. Ciccotti, si allontanavano a piedi verso un edificio in costruzione. Dopo un quarto d’ora il fuorilegge orgolese e l’ex legionario spagnolo sono stati visti in un viottolo oltre il sanatorio di Serra Secca. Da questo momento si perde ogni traccia.

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