Curino e Vasini danno voce alle donne
Ad Alghero il 27 marzo con lo spettacolo “L’anello forte” di Anna Di Francisca
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SASSARI. Debutta venerdì 25 marzo a San Gavino, poi a Nuoro (26), Alghero (27) e infine Cagliari (28 marzo) - sotto le insegne del Cedac Sardegna - “L’anello forte” dal libro di Nuto Revelli (ex partigiano e scrittore), con due attrici del calibro di Laura Curino e Lucia Vasini: uno spettacolo importante incentrato sul coraggio e la forza delle donne nel cammino verso l’emancipazione e la parità, dal lavoro nelle campagne alla realtà delle fabbriche, che ha coinciso con le grandi mutazioni del Novecento.
Le artiste danno voce alle protagoniste in un vivido affresco tra storie buffe e amare, si parla di lotte contro le ingiustizie e libertà in un’opera multimediale con la regia (teatrale e video) di Anna Di Francisca. L’idea è nata nel centenario della nascita di Nuto Revelli che di quelle indimenticabili donne aveva raccolto le testimonianze.
In prima persona dunque le voci che sono state l’anello forte della nostra società. Ruvide, ironiche, taglienti, esse si raccontano senza mai indulgere a compatirsi, anzi, cercano sempre l’aspetto divertente e paradossale delle loro vicende. Dopo ore e ore di fabbrica non si rinuncia alla balera. Stremate dal lavoro, si canta. Alcune sono donne che si adeguano per forza alle ingiustizie della loro condizione, ma non stanno zitte e le denunciano ad alta voce. Altre si ribellano e scelgono la libertà anche se significa scandalo.
L’anello, interpretato qui come segno di femminilità assoluta, lega la memoria di quelle che hanno lavorato nelle campagne e poi affrontato la rivoluzione dell’industria, muovendosi tra il desiderio di autonomia e libertà, gli impedimenti culturali e famigliari e il desiderio di garantire futuro a se stesse e ai loro figli.
Le artiste danno voce alle protagoniste in un vivido affresco tra storie buffe e amare, si parla di lotte contro le ingiustizie e libertà in un’opera multimediale con la regia (teatrale e video) di Anna Di Francisca. L’idea è nata nel centenario della nascita di Nuto Revelli che di quelle indimenticabili donne aveva raccolto le testimonianze.
In prima persona dunque le voci che sono state l’anello forte della nostra società. Ruvide, ironiche, taglienti, esse si raccontano senza mai indulgere a compatirsi, anzi, cercano sempre l’aspetto divertente e paradossale delle loro vicende. Dopo ore e ore di fabbrica non si rinuncia alla balera. Stremate dal lavoro, si canta. Alcune sono donne che si adeguano per forza alle ingiustizie della loro condizione, ma non stanno zitte e le denunciano ad alta voce. Altre si ribellano e scelgono la libertà anche se significa scandalo.
L’anello, interpretato qui come segno di femminilità assoluta, lega la memoria di quelle che hanno lavorato nelle campagne e poi affrontato la rivoluzione dell’industria, muovendosi tra il desiderio di autonomia e libertà, gli impedimenti culturali e famigliari e il desiderio di garantire futuro a se stesse e ai loro figli.
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