La storia della chef Simona Deschino: il suo ristorante è primo in Sardegna per la cucina raffinata
Da mediatrice giuridica alla cucina, la 50enne è il top del fine dining
È una storia di passione, perseveranza e successo quella di Simona Deschino. Cagliaritana, cinquant’anni, è la chef e proprietaria del ristorante Upper House, in via Dante a Cagliari. Una donna che è stata capace da sola di costruire un locale di alta cucina di successo. A darle ragione è la guida “Trip advisor ” costruita in base alle recensioni degli utenti. Ebbene, Upper House è al primo posto a Cagliari e in Sardegna nel settore cucina raffinata, il “fine dining”. «Questa – commenta Deschino – è la soddisfazione più grande. Certo, poi ci sono anche i premi come i riconoscimenti della guida Espresso, del Gambero rosso e della guida Michelin. Se arriveranno, sarò ben felice di poterli avere come fiore all’occhiello. Ma al primo posto per un ristoratore c’è sempre il cliente».
Laureata in giurisprudenza, lavorava come mediatrice giuridica. Ma come capita a tante donne, il lavoro e i figli non sempre si coniugano. «Avevo una bambina piccola e per seguirla ho pensato di inventarmi un lavoro fatto in casa e che potesse darmi soddisfazione. Ho sempre avuto la passione della cucina. Le prime cose le avevo imparate da piccola, guardando mia madre e mio padre, bravissimi ai fornelli. Venendo a conoscenza del regolamento comunitario che permetteva di aprire un home restaurant e una produzione domestica di cibi da asporto, mi sono lanciata. Ho dovuto fare i conti con la burocrazia –. Nessuno conosceva il regolamento comunitario. Sono andata negli uffici preposti tante volte prima di vedere riconosciuto il mio diritto. Quello è stato il primo passo. Ho chiamato il ristorante di casa Upper house, perché abito in un attico. Poi però, nonostante le cose andassero bene, quella opzione è diventata stretta e ho iniziato questa nuova avventura nel 2020. C’è stato il lockdown, ma poi ho aperto il ristorante, confermando il nome».
Un locale particolare, arredamento in stile vittoriano, pareti ricche di quadri e di specchi, sembra un salone di casa. «Volevo che i clienti si sentissero come nella loro abitazione. Tutto costruito ovviamente seguendo il mio gusto». Sette tavoli, una ventina di posti, per un’offerta che dal martedì al sabato prevede dalle 17 alle 19.45 l’utilizzo del locale come sala da the e per gli aperitivi rinforzati. Dalle 20 si può cenare. «Volevo il ristorante ma anche la sala da the, non ce n’era una di questo tipo in città». Cucina innovativa che non dimentica ovviamente la Sardegna. «Fare questo lavoro nell’isola è una fortuna. Abbiamo materie prime eccezionali, molti ingredienti che utilizzo sono a chilometri zero. Mi piace molto la cucina a bassa temperatura e sperimentare. Sono un’autodidatta. Ho costruito la mia esperienza provando, studiando e andando in giro in Italia e all’estero a caccia di gusti e ingredienti da reinterpretare».
In questi giorni è stato inaugurato il nuovo menu. Con nomi che richiamano la Sardegna, ma anche il cinema e i libri. «La tartare di tonno si chiama Thunnus in fabula, poi abbiamo fra gli altri piatti S’anguidda, un’anguilla affumicata, la Madame Bovary, una battuta di fassona e il Polp fiction, cioè il polpo, e il 20mila leghe sotto i mari, ravioli ripieni». L’ Upper house è un locale che ha una impronta sarda e totalmente al femminile: oltre alla chef e proprietaria Simona Deschino, in sala serve Alessandra Mallus, la carta dei vini è stata preparata dalla sommelier Cristina Mamusa. «Dicono – conclude Deschino – che il ristorante è un mondo al maschile, non sono d’accordo. La verità è che la cucina è donna».
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