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Olbia, nuova chance per il dragaggio dei fondali: vicino il via libera per l’Isola Bianca

di Giandomenico Mele
Olbia, nuova chance per il dragaggio dei fondali: vicino il via libera per l’Isola Bianca

Un decreto del ministero aggiorna le regole e apre uno spiraglio normativo

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Olbia Si apre un varco legislativo per sbloccare i dragaggi dei fondali del porto Isola Bianca di Olbia. Il decreto del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica del 16 dicembre 2025, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 30 gennaio, aggiorna l’allegato tecnico che disciplina l’immersione in mare dei sedimenti escavati. Si tratta di un passaggio atteso da mesi dagli operatori portuali e dagli enti coinvolti, perché interviene su uno dei nodi più delicati dell’intero iter autorizzativo. La novità riguarda i criteri per individuare i siti destinati all’immersione dei materiali. Le aree idonee dovranno ora rispondere al principio di assenza di effetti negativi, anche indiretti, su habitat e specie protette: un approccio più preciso e cautelativo. Introdotti anche nuovi parametri dimensionali per la gestione dei volumi, con riferimento a valori fino a 100mila metri cubi per chilometro quadrato, per una pianificazione più strutturata. L’obiettivo è garantire la compatibilità ambientale delle operazioni senza compromettere la sostenibilità degli interventi.

La soluzione

Una sponda oggettiva per l’Adsp sarda, che potrebbe affiancarsi al ricorso già avviato. L’Autorità aveva infatti conferito l’incarico legale per impugnare il decreto del ministero dell’Ambiente che, di concerto con il ministero della Cultura – Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio – aveva espresso parere negativo sulla compatibilità ambientale delle vasche di colmata previste negli specchi acquei del pontile “ex Palmera”. Una decisione su cui il Tribunale amministrativo regionale non ha ancora fissato la data della pronuncia di merito e che ha di fatto compromesso l’intero progetto di dragaggio del bacino portuale.

Nuovo sito

Con un decreto che risale alla metà di novembre, firmato dal nuovo presidente dell’Adsp sarda Domenico Bagalà, allora commissario straordinario, la Port Authority ha affidato i rilievi geomorfologici al largo del golfo. Nell’ambito dell’intervento per portare i fondali dell’Isola Bianca e del Porto Cocciani a meno 10 metri e la Canaletta d’ingresso a meno 11, l’Adsp ha dato seguito alla nota con cui Ispra ha suggerito di estendere le caratterizzazioni verso nord ed est, indicando le aree per indagini integrative. L’individuazione di nuovi siti, adesso agevolata dall’intervento legislativo, potrebbe superare l’alt del ministero sulle vasche di colmata nel golfo, destinate ad accogliere le centinaia di migliaia di metri cubi di sedimenti dragati.

I volumi

La delicatezza dell’operazione sta nei numeri: settecentomila metri cubi di materiale di risulta, escluso quello destinato alle vasche. Proprio per questo l’Adsp e i progettisti avevano chiesto il supporto di Ispra, da cui era emersa la necessità di predisporre vasche per conferire il materiale non idoneo all’immersione in mare dopo la caratterizzazione. Le vasche avrebbero dovuto accogliere tra duecento e duecentocinquantamila metri cubi di materiale più contaminato, mentre il resto sarebbe stato immerso in mare. Ora la possibilità di individuare nuove aree al largo potrebbe aprire uno scenario diverso, con la rinuncia alle vasche di colmata o un loro parziale ridimensionamento.

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