Muri troppo vicini e i giudici ordinano: spostate quella casa

Il caso di via Tazzoli a Oristano. Il confinante vince al Consiglio di Stato. Da modificare le distanze tra una palazzina e una villetta

ORISTANO. Avesse le ruote sarebbe tutto già risolto. Non essendo le case oristanesi ancora dotate di sistemi di mobilità autonomi viene però un po’ difficile immaginare che la palazzina possa spostarsi dal punto in cui è costruita. Considerando poi che nel condominio di via Tazzoli all’angolo con via della Conciliazione vi abita una dozzina di famiglie, la situazione si presenta quanto mai complicata. Verrà abbattuta? Solo ridimensionata? E come?

Punti interrogativi senza risposta per il momento, visto che si è in attesa di un nuovo passaggio in tribunale. Eppure, in questa vicenda, le certezze non mancano. La prima è che il Consiglio di Stato ha messo fine alla querelle giudiziaria sulla liceità dei permessi che consentirono alla società dell’architetto Nanni Lochi di edificare la palazzina. Dopo un’estenuante succedersi di ricorsi, controricorsi, atti amministrativi, sospensive, sentenze, i giudici hanno detto che lì la palazzina non può stare. Sin dal principio, come giustamente fece notare il vicino di casa, il dottor Salvatore Forresu, che contestava la regolarità del progetto, non erano state rispettate le distanze tra il nuovo stabile sorto in luogo di una villetta che era stata demolita e l’altra villetta edificata diversi decenni fa.

«Dieci metri», dice la legge. Invece tra la nuova e la vecchia costruzione la distanza era inferiore di un metro a quella prevista dalle regole. Bel guaio, anzi guaio che diventa difficilmente riparabile ora che la sezione sesta del Consiglio di Stato, presieduta dal giudice Sergio Santoro, ha dato il pronunciamento definitivo confermando la sentenza del Tar. L’architetto Lochi, difeso dall’avvocato Antonello Rossi, è in torto e sbagliata era la sua interpretazione della norma sulla questione delle distanze tra edifici visto che sosteneva si potesse andare in deroga rispetto ai dieci metri in caso di ampliamenti volumetrici di edifici preesistenti.

È sulla base di questa sbagliata interpretazione che aveva comunque edificato, forzando la situazione se si considera la lunga serie di provvedimenti del tribunale che gli davano continuamente torto. Non si era però voluto fermare e ora che anche l’ultimo ricorso è perso, si apre un problema non da poco che sarà un nuovo giudice, quello della sezione civile del tribunale di Oristano, a dover risolvere.

Il Consiglio di Stato dice che lì la palazzina non può stare. In teoria non è necessario demolirla, basterebbe solo riportare la distanza di ogni muro, balcone o manufatto alla corretta distanza di dieci metri rispetto alla villetta confinante. Ma è, appunto, solo un’ipotesi perché vien difficile pensare a un arretramento di una costruzione che già esiste. Ci vorrebbe un mago più che un costruttore, ma non sembra che questa vicenda si risolverà a suon di bacchetta e di abracadabra, nonostante ci siano anche diversi spettatori interessati a conoscere il finale di questa storia. Sono gli attuali proprietari degli appartamenti che rischiano di veder sbriciolare la loro casa. Regolarmente pagata e con la convinzione che nulla potesse aver oltrepassato i confini della legge. Ora attendono che il giudice decida le sorti della palazzina, poi decideranno il da farsi. Rivalersi nei confronti dell’architetto Lochi? Certo, ma nel frattempo la casa? Non semplice trovare una soluzione.

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