La Nuova Sardegna

Samugheo, sei mesi da incubo nel deserto per Rossella Urru

di Giampaolo Meloni
Samugheo, sei mesi da incubo nel deserto per Rossella Urru

La trepidazione e le preghiere del paese e della Sardegna. L’interminabile angoscia della famiglia della cooperante

19 aprile 2012
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SAMUGHEO. «Facciamo presto a riportare a casa Rossella e gli altri ostaggi», ha detto Maria Sandra ai giornalisti quando le hanno chiesto degli altri rapiti. Parole emerse dal cuore dopo aver vissuto in un inferno per 440 giorni, con attacchi di malaria e dissenteria. Condizioni di vita terribili per la turista toscana rimasta ostaggio dei predoni di Al Qaeda per 14 mesi e liberata martedì nel deserto del Mali. Quel deserto che da sei mesi nasconde Rossella Urru. Da 180 giorni, la cooperante di Samugheo è nelle mani di una banda, legata alla rete terroristica di Al Qaeda nata dalla scissione dell’Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb islamico), che sta tenendo in ostaggio anche i due cooperanti spagnoli rapiti con lei: Enric Gonyalons e Ahinoa Fernandez de Rincon. 180 giorni difficili, se Rossella sta vivendo lo stesso calvario di Maria Sandra Mariani. Terribile il suo racconto: «Per resistere cercavo di stare in silenzio, di non pensare troppo ai miei cari e speravo, sognavo di essere liberata presto. Ho vissuto in deserti rocciosi, credo fra il sud dell’Algeria e forse nel Mali. E ci siamo spostati molte volte a bordo di fuoristrada». 14 mesi di vita da incubo e di privazioni: «Ho mangiato quello che mangiavano i miei rapitori: pasta scotta e mischiata con sabbia, benzina, insetti. Qualche volta capretto e agnello: non ne mangerò mai più». Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, non ha avuto esitazioni nel definire la prigionia della donna toscana: «14 mesi in condizioni terribili».

Un vortice di dolore, nel quale è avvolta probabilmente anche Rossella, ma dalla Farnesina arrivano parole incoraggianti. E la famiglia di Rossella Urru non cede il passo alla rassegnazione. Negli occhi e nel volto dalla madre Marisa e del padre Graziano ci sono i segnali della fiducia. Vanno a lavoro, tutti i giorni, nel municipio del paese, costantemente accompagnati dalla sofferenza, al pensiero della figlia lontana. Centottanta giorni oltre il confine della vita, nelle mani dei rapitori che l’hanno portata via la notte tra il 22 e il 23 ottobre.

L’inferno della cooperante di Samugheo potrebbe finire presto, è l’auspicio che tutti custodiscono nell’intimità dei sentimenti. La liberazione di Maria Sandra Mariani potrebbe essere un segnale favorevole, prologo di una svolta forse anche imminente. «Il lavoro diplomatico prosegue senza sosta», è il messaggio che sfugge dalle stanze blindate dell’Unità di crisi. Alla vigilia della Pasqua lo aveva detto il ministro Terzi: non c’è un solo istante di interruzione nell’attività dedicata a ottenere la liberazione degli ostaggi italiani.

«Questi segnali di fiducia fanno sperare la famiglia e tutti noi – osserva Mario Sulis, instancabile motore, con altri cittadini, del Comitato per Rossella libera –: Proseguiamo nel silenzio. Abbiamo deciso di sospendere molte iniziative, può essere utile per favorire il lavoro delicato della diplomazia». Quando si fa ora di pranzo, i ragazzini hanno lasciato la scuola, spenti i pochi rumori della mattinata, Samugheo ammutolisce sotto un cielo grigio che minaccia pioggia. Il pomeriggio si accende con le voci di ragazzi e adulti che si adoperano a preparare gli striscioni che ancora una volta lanceranno l’appello “Liberate Rossella” da una platea che darà grande eco al messaggio, la festa di Sant’Efisio, il primo maggio a Cagliari. Perché, dicono il sindaco Antonello Demelas e il parroco Alessandro Floris, «non possiamo mettere a tacere la nostra speranza».

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