In cella nella retata anche l’ex sindaco Giovanni Satta

Il politico di Buddusò accusato di acquistare la droga Pagava i grossisti albanesi con auto di grossa cilindrata

OLBIA. Poche chiamate vocali, meglio gli sms. Parole in codice: così la cocaina diventava a volte “Gucci” (il marchio di moda), altre “Panda” (intesa come macchina), altre ancora “Cinquecento”. E infatti la quantità di roba da spacciare veniva comunicata come se si stesse parlando sempre di automobili: “Ho guardato la Cinquecento, in tutto sono 48.000 chilometri, non 100.000”. E invece per i carabinieri del nucleo investigativo di Olbia - che avevano avviato le indagini alla fine del 2013, allora guidati dal tenente Francesco Capula - quelle cifre erano una finzione usata per non parlare esplicitamente dei soldi incassati dalla roba.

Tutti accorgimenti che, scoperti dai militari e della Direzione antimafia di Cagliari e ora contenuti nelle carte giudiziarie, non sono riusciti a proteggere il business della droga - 14 chili di coca, 4 di eroina, per un valore di 2 milioni di euro - che una banda, con a capo due fratelli albanesi, aveva messo in piedi tra l’Albania, l’Olanda e Olbia (più la Costa Smeralda d’estate).

I capi - secondo l’accusa - sono Eugert Bici (34 anni) e suo fratello Kleton (27 anni). Arrivati a Olbia come tanti loro connazionali in cerca di lavoro, hanno aperto un’azienda edile, la Bici edile srl, quote paritarie del 50%, e inattiva dal 2011. Erano loro a procurare la droga all’estero, in Olanda e in Albania, e a portarla a Olbia con dei corrieri che viaggiavano in nave (e che usando il navigatore satellitare, in un’occasione, hanno condotto i carabinieri direttamente in una delle case di Olbia dei Bici). Sotto di loro, c’era un luogotenente, Elis Pisha, albanese pure lui. Sotto ancora, secondo le carte dell’accusa, c’erano Simone Canu (olbiese, 27 anni), capace di ritagliarsi, per via del rapporto stretto con Eugert Bici, uno spazio importante nel mercato olbiese della droga; e poi Giovanni Satta, l’ex sindaco di Buddusò. Canu e Satta, per i giudici, prendevano la droga e la rivendevano a piccoli spacciatori.

I Bici tenevano le fila, e stavano attenti a ogni mossa. Usavano telefonini non intestati a loro, ma a prestanome. Pensavano così di non poter essere identificati. Parlavano poco, al telefono, in albanese. Preferivano gli sms, pensando che fossero più difficili da intercettare. Un dialogo finito agli atti è quasi surreale. Uno dei fratelli Bici parla con un altro uomo come se fossero fidanzato e fidanzata: “Amo’ dove sei tu?”, “A casa amo’”; “Vieni oggi o domani mattina, vieni a casa mia amo’”, “Quando vuoi tu amo’”. E secondo i carabinieri, usavano delle metafore. Per cui la droga veniva chiamata con altri nomi: da Gucci a Cinquecento, appunto. Anche sfruttando il fatto che in quel periodo - tra il 2013 il 2014 - Giovanni Satta aveva effettivamente una concessionaria d’auto, e quindi parlava con un suo sottoposto così: a proposito della Cinquecento, si preoccupava che i clienti non l’avessero “toccata”, o peggio “rabboccata”. Secondo i carabinieri, parlavano di cocaina.

Roba bianca che non mancava, ai Bici. La scoperta più importante i militari l’hanno fatta a Monte Pino, dove i fratelli albanesi, che si muovevano con una Passat, avevano una casa. Un laboratorio, secondo l’accusa. Lì i militari - nel corso delle indagini che hanno portato a numeri arresti - hanno trovato un libro contabile con tutti i nomi in codice degli acquirenti, decine e decine. Alexs aveva avuto 50 grammi di coca, per 70 euro al grammo; Giovani, 100 grammi per 65 euro al grammo; Marmo, 200 grammi per 70 euro al grammo; Gelati 120 grammi per 70 euro al grammo; Pizza, 50 grammi per 60 euro al grammo. E sempre lì, a Monte Pino, i carabinieri avevano arrestato Eugert Bici. Il quale, all’alba, aveva provato a disfarsi di una pistola, una Beretta calibro 6,35. Ma era rimasta incastrata nel sifone del wc.

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