La Nuova Sardegna

Il caso

L'assessore al Turismo: «Volevamo l’America’s Cup, sono stati solo gli altri a mollare»

L'assessore al Turismo: «Volevamo l’America’s Cup, sono stati solo gli altri a mollare»

Gianni Chessa replica alle critiche per l’addio alle World series

28 aprile 2023
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Cagliari Ingenuo lo è stato, l’assessore al turismo. Nel 2022, ha creduto che gli sarebbe bastata una stretta di mano, per credere e poi far credere: a ottobre il Golfo degli Angeli sarà lo splendido scenario delle World Series. Ma alla fine, così ha raccontato, parlando spesso in terza persona, «Gianni Chessa è stato spiazzato», o forse tradito – non l’ha detto, ma s’è intuito quel sospetto – dal Comitato organizzatore della Coppa America. «Fino all’ultimo – ha detto – avrei voluto celebrare questo prestigioso evento internazionale in Sardegna, sarebbe stato il 44esimo da quando sono assessore. Però sono stati gli altri, quelli dell’America’s Cup Event, a mollare. Non certo Gianni Chessa e neanche la struttura dell’assessorato».

Le regole La verità, sempre secondo l’assessore, è che «Ace non ha accettato nulla di nulla, neanche le condizioni di pagamento in tre tranche, è previsto così da tutti i nostri contratti, degli oltre sei milioni dei sardi. La prima il 30 giugno al momento dell’offerta ufficiale, una seconda a fine agosto all’indomani del programma e il saldo a dicembre dopo le regate. Avrebbero voluto, invece, che accettassimo chissà quali loro altre condizioni, mentre le nostre proposte del 2023, lo sottolineo, erano le stesse, allora mai contestate dell’evento del 2020, poi annullato per la pandemia. Perché – ha aggiunto – quando tratti con i privati, e noi potevano trattare solo con Ace, visto che ha l’esclusiva dell’organizzazione, e soprattutto quando ci sono di mezzo tanti soldi pubblici, le regole generali non si barattano, si applicano e si rispettano. Ci sono leggi europee, nazionali e regionali, più il codice degli appalti e le norme antimafia, da mettere sempre in conto. Noi le abbiamo messe sul tappeto, loro si sono rifiutati di accettarle».

Tavolo di poker Il contrattacco dell’assessore è salito di tono, minuto dopo minuto. «C’è chi ha voluto giocare a poker con la Sardegna, bluffare, ma noi sardi non abbiamo l’anello al naso. Ho il sospetto (qui s’è lasciato andare) che Ace, quando trattava con noi, avesse già in mente di trasferire tutto l’evento in Spagna, come accadrà. Sono stati furbi? Non lo so, di sicuro hanno giocato su più tavoli, hanno sfruttato la Sardegna, per avere più soldi dalla Spagna e, infatti, come scrivono a Barcellona, incasseranno 70 milioni».

Le prove Quella di Chessa è stata più una requisitoria che un’autodifesa. «Ho le prove in mano, eccole, che fino a ventiquattr’ore fa Ace avrebbe potuto presentare la sua offerta sulla piattaforma “Sardegna Cat” della Regione, per chiudere così la gara negoziata, che tra l’altro era l’unica strada percorribile altrimenti l’Europa ci avrebbe contestato gli aiuti di Stato, e firmare poi il contratto di servizio, ma non si sono fatti vivi. Ho anche le prove che quando abbiamo sollecitato i documenti richiesti e pretesi dalla procedura, in questi ultimi mesi, non ce li hanno fatti avere. Poi, dopo le insistenze della direttrice generale Angela Porcu e del direttore del servizio marketing Riccardo Masiello, ci sono stati inviati. Ace ha detto di aver avuto problemi con la burocrazia italiana? Abbiamo salvato tutte le mail fra noi e loro, data per data, e ognuna è una prova a favore della Regione. Lo ribadisco, mai da parte dell’assessorato c’è stata la volontà di rinunciare all’evento. Gli attacchi a Gianni Chessa? Mi dispiace che alcuni partiti della maggioranza e l'opinione pubblica si siano schierati contro chi ha difeso gli interessi della Sardegna. Il tempo è galantuomo e anch’io lo sono, e la verità sta venendo e verrà a galla».

La replica All’assessore ha risposto Francesco Agus dei Progressisti: «Le regole? Ma di cosa parla, Chessa. Finora grandissima parte delle spese del suo assessorato è stata portata avanti con affidamenti diretti, reiterati, ingiustificati e spesso in contrasto con quei principi basilari che invece dovrebbero essere inviolabili per qualunque amministratore pubblico». (ua)

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