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Reti abbandonate: la nuova sfida delle sentinelle blu

di Caterina Cossu
Reti abbandonate: la nuova sfida delle sentinelle blu

Con il progetto Fishing for the Planet recuperate 150 nasse fantasma al Poetto

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C’è chi combatte l’inquinamento marino non solo con atti concreti, ma anche con la collaborazione e la passione. Nasce a Cagliari la scorsa estate Fishing for the Planet, iniziativa targata Asd Blue Life Scuola Apnea Sardegna, che ha trasformato semplici subacquei, amanti del mare e cittadini comuni in vere e proprie “sentinelle blu”. Tutto è iniziato con un compito semplice, per chi è abituato a navigare e vivere il mare: segnalare reti abbandonate sul fondo del mare – i cosiddetti “ghost nets” – attraverso un form online, corredato da coordinate GPS, foto e video. «Tutti i pescatori sportivi e gli amatori si sono imbattuti almeno una volta in reti, nasse, palamiti, o altri scarti adagiati sul fondo. Ma a volte neanche ci fanno caso, tale è l’abitudine – spiega il presidente della Asd subacquea, Simone Mingoia – . Abbiamo chiesto così di segnare sul gps le coordinate del punto di ritrovamento, da segnalare poi all’associazione, punti che poi sono confluiti in un data base utile, per le autorità e l’università, ai fini di ricerca scientifica e per iniziare a pianificare la rimozione».

Il progetto è sostenuto oggi da una rete solida di partner, quali la Fondazione di Sardegna, le istituzioni pubbliche del Comune di Cagliari, Città Metropolitana, Comune di Quartu Sant’Elena e Regione Sardegna, oltre a un ricco elenco di collaborazioni tecniche e scientifiche, come Fipsas, Coni, Cmas, Legambiente Sardegna, Lega Navale Italiana, e altri attori tra cui sponsor commerciali e associazioni ambientali. L'iniziativa non poteva non suscitare interesse accademico, e il supporto e l’apporto dell’università di Cagliari è stato in questo senso strategico, grazie alla supervisione scientifica del professore Alessandro Cau, docente di Biologia marina per il dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente. Si arriva così quest'estate alla prima azione concreta di questa lotta all’inquinamento, che per via della complessità di autorizzazioni e operazioni pratiche di rimozione ha avuto una gestazione di un anno circa. «L’intervento, infatti, deve essere fatto a regola d’arte in maniera tale da preservare l'ecosistema marino – spiega Mingioia –, ma oggi grazie a quell’idea di un anno fa siamo gli unici in Sardegna e in Italia a poter essere autorizzati a organizzare e partecipare a questo tipo di iniziative».

Le fasi operative di rimozione attiva delle reti avvenute tra il 18 e il 19 giugno hanno coinvolto attivamente oltre ai subacquei della Asd Blue Life, i professionisti del nucleo subacquei dei carabinieri, la capitaneria di porto di Cagliari e le amministrazioni locali dei Comuni di Cagliari e Quartu Sant’Elena, nonché l’area Città Metropolitana di Cagliari, la Lega Navale Italiana, Cmas, Seac, la Marina di Capitana, Biavati e Mare Nostrum. Il tratto di mare coinvolto dall’intervento è stato quello antistante il Poetto fino a Geremeas. Il bottino dell'Asd è stato di ben 150 nasse abbandonate nel golfo, ogni rete una trappola fantasma pronta a intrappolare la vita marina. «Uno studio britannico ha rilevato che ogni mese una nassa fantasma uccide in media 10 pesci in 12 mesi – spiega ancora Mingoia –. Se fossero rimaste in mare queste 150 nasse avrebbero statisticamente portato alla morte circa 1500 pesci, perlopiù specie locali vitali per l’ecosistema».

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