La Nuova Sardegna

L’emergenza

Ospedali sovraffollati e sicurezza a rischio: 292 aggressioni in un anno

di Luigi Soriga
Ospedali sovraffollati e sicurezza a rischio: 292 aggressioni in un anno

Violenze fisiche e verbali in aumento, nel mirino infermieri, medici e Oss. E molti non denunciano

3 MINUTI DI LETTURA





Sassari Un bollettino di guerra quotidiano, consumato tra le corsie degli ospedali e negli ambulatori, lì dove si dovrebbe trovare assistenza e cura. I dati del monitoraggio 2025 dell'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le Professioni sanitarie e socio-sanitarie (ONSEPS) restituiscono una fotografia allarmante per la sanità della nostra isola.

In Sardegna si sono registrati ben 225 episodi di violenza nell’arco di dodici mesi, tutti consumati all'interno delle strutture pubbliche. Nessuna segnalazione, invece, è pervenuta dal privato accreditato. Numeri che raccontano un’emergenza costante per medici, infermieri e operatori socio-sanitari, costretti a convivere con l'ombra lunga dell'aggressione durante i turni di lavoro. Ma si tratta, con estrema probabilità, soltanto della punta di un gigantesco iceberg: per sfinimento, rassegnazione o consuetudine al conflitto, molti scelgono purtroppo di non denunciare le continue intemperanze.

Chi sono le vittime

La violenza non è cieca, ma ha bersagli precisi. Su un totale di 292 operatori sanitari coinvolti nelle aggressioni, la linea del fronte vede maggiormente esposte le donne: 174 professioniste contro 96 colleghi uomini. A pagare il prezzo più alto è, come sempre, il personale infermieristico, che da solo assorbe 162 casi. Seguono, seppur a distanza, i medici (53 episodi) e gli operatori socio-sanitari (43). La mappa include inoltre il personale di front-office (4 segnalazioni), fisioterapisti (11 casi) e psicologi (7), ugualmente bersagliati. Sotto il profilo anagrafico, l'esposizione al rischio si concentra nella fascia di età più operativa. I lavoratori più colpiti hanno tra i 30 e i 39 anni (74 operatori coinvolti), tallonati dai colleghi tra i 50 e i 59 anni (65) e da quelli tra i 40 e i 49 anni (50). Non vengono affatto risparmiati i neofiti under 29 (20 casi) né gli over 60 più vicini all'agognata pensione (29 operatori coinvolti).

La geografia del rischio

Contrariamente all'immaginario comune che associa il pericolo all’isolamento dei turni notturni e festivi, la violenza in corsia scoppia quasi sempre in pieno giorno. I dati regionali confermano che il rischio è quotidiano: 192 casi sono avvenuti nei giorni feriali contro i soli 32 dei festivi. La mattina rappresenta il momento di massima tensione con 104 episodi, seguita dal pomeriggio (73). La sera e la notte si fermano, sfatando un diffuso luogo comune, a 48 segnalazioni. I reparti maggiormente a rischio si confermano le vere e proprie trincee del sistema sanitario. Il Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura (SPDC) è il setting più esplosivo, teatro di ben 73 episodi. Subito dietro si posiziona la prima linea d'emergenza: il Pronto Soccorso, con 53 casi, e le generiche aree di degenza ospedaliera, con 45 segnalazioni. Anche il settore penitenziario mostra le sue criticità con 11 episodi registrati, a cui si sommano i Servizi per le Dipendenze (8).

Il volto degli aggressori

Da dove arriva la minaccia? I numeri parlano chiaro: quasi sempre da chi dovrebbe ricevere le cure. In 162 casi su 225, l'autore delle intemperanze è l'utente stesso o il paziente. In 59 episodi, invece, a rendersi protagonisti delle violenze sono i parenti o i caregiver, spesso esasperati da incomprensioni, tensioni latenti o lunghe attese, finendo per sfogare le inefficienze strutturali su chi lavora. Del tutto residuale la presenza di estranei, coinvolti in appena 4 episodi. Nella maggior parte dei casi (204 episodi), l'aggressione si manifesta sul piano verbale. Ma il passaggio alle vie di fatto, purtroppo, non è un'ipotesi remota. L'Osservatorio conta 85 aggressioni fisiche vere e proprie e 21 atti di danneggiamento contro la proprietà della struttura, sfociati in arredi presi a calci e costosi macchinari distrutti. Una ferita aperta nel cuore della sanità sarda che richiede risposte rapide, affinché chi si dedica alla cura degli altri non debba più aver paura di andare a lavorare.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Energie rinnovabili

«Niente pale eoliche vicino alla Basilica di Saccargia: stop alle fake news»

Le nostre iniziative