«Lavoro per lei dall’alba alla notte»

La giornata-tipo a casa Demarcus: sveglia alle 5 e tanti impegni su tutti i fronti

PATTADA. La giornata tipo di Antonio inizia presto. Sveglia alle 5 del mattino, colazione e fino alle 8 un po’ di studio. «In queste ultime settimane il tempo delle prime ore del mattino è invece dedicato allo scrivere la mia lettera, a cercare le collaborazioni e le associazioni che mi stanno sostenendo e che hanno deciso di condividere questa battaglia» specifica però.

Tolte le vesti di studente, indossa quelle di caregiver: colazione alla mamma, pulizie di casa e in particolare pulizia profonda della camera della madre: a fare compagnia ad Antonio e Petronilla c’è un cagnolino, motivo per cui la casa richiede di maggiori pulizie. Conclusa questa fase, Antonio passa ai fornelli e prepara pranzo e cena. Quindi si rimette alla scrivania e passa alle faccende burocratiche, quasi tutte legate della madre: appuntamenti, visite mediche, colloqui con i vari medici e quant’altro possa interessare la salute di Petronilla. «La sera – racconta Antonio – quando mi rimane qualche ora, ma soprattutto quando mi rimangono un po’ di forze e concentrazione, mi dedico allo studio o alla lettura, e magari a qualche sprazzo di vita normale».

Questa è la sua quotidianità ma a complicare la situazione possono sopraggiungere le complicazioni legata alla salute dell’anziana madre. «Il problema maggiore – prosegue – si presenta quando arrivano i periodi bui, ossia quando mamma sta male, e possono durare anche mesi. Purtroppo soffre di neuropatia e tende a cadere con molta facilità rischiando di rimanere a letto per settimane o addirittura mesi. Soffre inoltre di disidratazione e così può succedere che gli si spacchi la pelle di mani e piedi e quindi devo medicarla con attenzione. Quando resta a letto per tanto tempo devo provvedere a lei in tutto e per tutto, dalla sua cura personale fino alle cure mediche a cui io posso arrivare, ovvero massaggi e medicazioni varie. Faccio tutto questo affinché lei possa trascorrere il tempo serenamente e nel migliore dei modi». «Per poterla assistere – dice Antonio – ho dovuto fare una scelta radicale, ossia rinunciare al lavoro, allo studio e alla mia vita personale per dar respiro e serenità a una mamma che soffre. Sono diventato il suo assistente, sono un figlio, il suo braccio e il suo conforto». Scelta della quale non si pente ma che limita la sua vita come studente universitario e come uomo proiettato a guardare al futuro.

Elena Corveddu

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