Morto sul lavoro a Fiume Santo nel 2008 sei condanne definitive

SASSARI. Un volo di venti metri, dall’alto della stazione elettrica di conversione davanti al mare di Fiume Santo, di proprietà della società Terna Spa. Ettore Crucianelli, 38 anni di Cagliari, socio-...

SASSARI. Un volo di venti metri, dall’alto della stazione elettrica di conversione davanti al mare di Fiume Santo, di proprietà della società Terna Spa. Ettore Crucianelli, 38 anni di Cagliari, socio-lavoratore della “Aeg Edilizia” una società cooperativa di Pimentel (provincia di Cagliari), era morto sul colpo così a fine settembre del 2008de. Quando i suoi colleghi si erano resi conto dell’accaduto avevano fatto scattare l'allarme, ma per l’uomo non c’era stato più niente da fare.

I giorni scorsi la Cassazione ha confermato la sentenza con cui la corte d’appello di Sassari aveva inflitto un anno e quattro mesi (con pena sospesa) al sassarese Carlo Franco Tronci e ai cagliaritani Maurizio De Pascale (attuale presidente della Camera di commercio di Cagliari), Stefano De Pascale, Roberto Pitzalis, Enrico e Glenda Cossu.

Le accuse per i sei imputati erano, a vario titolo di violazione delle norme anti infortunistiche e di mancata vigilanza della loro applicazione. I De Pascale, Tronci e Pitzalis (difesi dall’avvocato Guido Manca Bitti) erano ai vertici dell’impresa “Pellegrini” di Cagliari che aveva ottenuto dalla Terna i lavori di costruzione della nuova stazione elettrica. I Cossu (difesi dall’avvocato Carlo Amat di San Filippo) erano soci amministratori e legali rappresentanti dell’impresa “Aeg Edilizia” che aveva ottenuto in subappalto l’esecuzione delle opere di fondazione e elevazione delle strutture in cemento armato per la quale lavorava Ettore Crucianelli.

Stando a una prima ricostruzione fornita all'epoca, sembra che Crucianelli fosse salito in quota attraverso l’impalcatura realizzata sulla parte frontale della struttura in cemento armato, quindi avesse raggiunto una passerella dotata di barriera di protezione. A quel punto si sarebbe arrampicato lungo la griglia di ferri incrociati per affacciarsi verso l’interno, dove il giorno seguente doveva essere effettuata la colata di cemento armato. Per fare ciò, si sarebbe aggrappato a una delle verghe di ferro proiettate verso l’alto che avrebbe ceduto. Senza più appiglio, l’operaio avrebbe perso l’equilibrio e sarebbe caduto all’indietro superando la barriera di protezione. Un volo di 20 metri, senza alcuna possibilità di salvezza. A nulla era servito il caschetto che la vittima indossava.

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