Centrale della droga, quattro degli indagati tornano in libertà

SASSARI. Sono tornati in libertà ieri mattina Gianfranco Muroni, 39 anni e Gavino Faedda, di 28, entrambi di Bonorva, finiti agli arresti domiciliari il 20 maggio scorso nell’ambito di un’operazione...

SASSARI. Sono tornati in libertà ieri mattina Gianfranco Muroni, 39 anni e Gavino Faedda, di 28, entrambi di Bonorva, finiti agli arresti domiciliari il 20 maggio scorso nell’ambito di un’operazione dei carabinieri che aveva portato a stroncare un’organizzazione dedita allo spaccio di droga nella zona di Bonorva e nel territorio.

La decisione è stata presa dai giudici del tribunale del Riesame (presidente Mauro Pusceddu, a latere Sergio De Luca e Giulia Tronci) a cui si era rivolto l’avvocato Lorenzo Galisai. I giudici hanno inoltre revocato la misura dell’obbligo di dimora nei comuni di residenza che era stata applicata ai ventottenni Salvatore Sedda di Bonorva e Mauro Daddi di Giave.

Per i quattro indagati i giudici hanno accolto l’istanza dei difensori e annullato l’ordinanza solo nella parte in cui erano state disposte le misure cautelari. Restano invece in piedi le accuse della procura della Repubblica di Sassari che contesta ai quattro il concorso in spaccio di sostanze stupefacenti. L’operazione antidroga - denominata “KM 170” aveva preso il via da una prima fase sviluppata dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Bonorva, sotto la direzione del sostituto procuratore della Repubblica di Sassari Giovanni Porcheddu, durata circa un anno.

Il primo passo era stato il rinvenimento di circa 400 grammi di marijuana in una casa cantoniera del Comune di Giave. I militari utilizzando tecniche d’indagine tradizionali (in particolare pedinamenti e osservazioni nei luoghi ritenuti di interesse) e quelle di tipo tecnico avevano potuto accertare e ricostruire una rete di persone impegnate nell’attività di spaccio nel territorio di Bonorva ma anche in altre zone. La banda, infatti, aveva stabilito solidi contatti con altri giovani di Bono e Alghero: i carabinieri avevano accertato che il gruppo acquistava la droga (sia marijuana che cocaina) per immetterla principalmente nel mercato bonorvese, puntando su “un prodotto di qualità” e valorizzando il rapporto di fiducia con gli acquirenti.

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