Carabinieri trasferiti, assolto Del Sette

Abuso d’ufficio, scagionati anche l’ex comandante Bacile e Pitzianti (Cocer-Cobar): «Il fatto non è più previsto come reato»

SASSARI. «Il fatto non è più previsto dalla legge come reato» e sulla base di questa novità normativa (che risale all’anno scorso) la seconda sezione collegiale di Roma ha assolto dall’accusa di abuso d’ufficio l’ex comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette, l’ex comandante regionale della Sardegna Antonio Bacile e l’appuntato scelto Gianni Pitzianti, delegato del Cocer-Cobar, l’organismo di rappresentanza dell’Arma dei carabinieri.

L’accusa inizialmente ipotizzava l’adozione di “illegittimi provvedimenti di demansionamento e trasferimento ad altri uffici” dell’allora comandante provinciale di Sassari Giovanni Adamo (oggi generale di Brigata), del luogotenente Antonello Dore e del tenente Francesco Giola (oggi capitano). Trasferimenti che sarebbero stati disposti per assecondare le richieste del sindacato interno. Per il generale Del Sette e per Bacile era invece già caduta l’accusa di omissione di atti di ufficio.

A marzo del 2019 il gip Clementina Forleo aveva respinto la richiesta di archiviazione presentata dai pubblici ministeri Francesco Dell’Olio e Paolo Ielo e aveva ordinato loro di formulare l’imputazione coatta a carico dei tre esponenti dell’Arma.

L’inchiesta era stata aperta nel 2015 dal sostituto procuratore di Sassari Giovanni Porcheddu in seguito a un episodio accaduto a Pozzomaggiore e durante il quale un cittadino sarebbe stato ammanettato senza una ragione da due carabinieri. L’uomo era accusato di aver provocato ai due militari lesioni personali. Ma quella sera aveva assistito alla scena un altro carabiniere, in servizio alla Procura di Sassari. Si trovava lì per caso e il giorno dopo, in una relazione di servizio, aveva smentito la versione dei due colleghi. A quel punto il pm di Sassari aveva avviato le indagini. Dalle intercettazioni sarebbe venuto fuori un clima di forti tensioni tra superiori e sottoposti e in questo quadro, secondo l’accusa, il sindacato Cobar-Cocer, e in particolare il delegato Gianni Pitzianti, si sarebbe schierato contro Dore, Giola e il colonnello Giovanni Adamo che difendeva l’operato dei suoi ufficiali. Ciò che accadde dopo rappresentò il nodo cruciale dell’inchiesta: Giola e Adamo trasferiti, Dore demansionato. Spostamenti arbitrari e illegittimi, per l’accusa. L’inchiesta approdò poi per competenza a Roma e proprio i giudici della capitale, basandosi sulle recenti modifiche, hanno valutato che nelle condotte di Del Sette, Bacile e Pitzianti non possa più ravvisarsi l’abuso d’ufficio. Bisognerà attendere le motivazioni ma l’impressione è che sia stato applicato il principio secondo cui il potere discrezionale del pubblico amministratore – come nel caso specifico – può essere esercitato senza correre il rischio di finire indagati. Inoltre il reato di abuso d’ufficio si può configurare solo in caso di violazioni di leggi dello Stato e non in “ambiti normativi” minori quali possono essere i regolamenti interni all’Arma dei carabinieri.

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