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Sassari

Il caso

Saluto fascista al funerale di Todini a Sassari: il processo approda in corte d’appello

di Nadia Cossu
Saluto fascista al funerale di Todini a Sassari: il processo approda in corte d’appello

In primo grado 22 imputati erano stati assolti: per il giudice fu solo una cerimonia commemorativa. Il pg ha chiesto un rinvio in attesa delle motivazioni della Cassazione su un caso analogo

25 gennaio 2024
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Sassari Il saluto fascista rivolto il 2 settembre del 2018 verso la bara del professor Giampiero Todini nel sagrato della chiesa di San Giuseppe a Sassari – accompagnato dal grido “Presente” al richiamo “Camerata Giampiero Todini” – per il giudice Sergio De Luca non era stato idoneo “a provocare adesioni e consensi e a concorrere alla diffusione di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste”».

Quei gesti «non furono tali, per le loro modalità e per il momento e l’ambiente nei quali furono posti in essere, da costituire in concreto un pericolo rispetto alla ricostituzione del disciolto partito fascista». E sulla base di queste motivazioni, a luglio del 2021 erano stati assolti i 22 imputati accusati di aver violato la legge Scelba che all’articolo 5 punisce «chiunque con parole, gesti o in qualunque altro modo compie pubblicamente manifestazioni usuali al disciolto partito fascista». Cosi come avevano chiesto gli avvocati difensori Antonio Mereu, Agostinangelo Marras, Milena Mura, Patrizia Marcori, Gabriele Satta, Pierluigi Olivieri, Sophie Nurra e Bachisio Basoli.

Ora il processo è approdato in corte d’appello ma ieri il pm Paolo Piras (che aveva proposto appello contro la decisione del giudice De Luca e che parteciperà nel secondo grado di giudizio) ha chiesto un rinvio in attesa delle motivazioni delle Sezioni Unite della Cassazione su un caso analogo. Ossia quello degli 8 imputati che avevano fatto il saluto romano durante un corteo di estrema destra a Milano, organizzato nel 2016 per commemorare Sergio Ramelli, studente 19enne militante del Fronte della Gioventù.

Assolti in primo grado, erano stati condannati in appello con riferimento alla legge Mancino, che punisce le ideologie discriminatorie. La Cassazione aveva però annullato la condanna, rinviando la questione ad altra sezione della corte d’appello, e aveva riqualificato il reato sulla base dell’articolo 5 della legge Scelba. Per le Sezioni Unite, in sintesi, in relazione al saluto romano bisogna contestare il reato di apologia del fascismo e quel processo è da rifare. Reato che, come nel caso “Todini”, non può essere considerato tale se si tratta di cerimonia commemorativa.

A finire a giudizio a Sassari erano stati 22 esponenti di CasaPound Italia (tra cui il figlio del professore defunto) per i quali era stata chiesta la condanna a due mesi di reclusione. Nella loro condotta fu individuato un “pericolo concreto” di riorganizzazione del partito del Duce. Il giudice De Luca aveva condiviso la tesi dei difensori che avevano parlato di «cerimonia commemorativa».

Lo stesso Luigi Todini, figlio del defunto, si era difeso così: «Ho solo voluto commemorare mio padre esaudendo un desiderio che aveva espresso prima di morire». A questo proposito secondo il giudice ciò che accadde in quell’occasione «non solo ebbe finalità commemorative ma fu posto in essere direttamente nel corso del funerale del professor Todini deceduto il giorno prima. Non si trattò dunque di un evento commemorativo celebratosi a distanza di tempo dalla morte dell’interessato per esaltarne le gesta o per rinnovarne la memoria, ma di qualcosa di meno pericoloso, ossia un “ultimo saluto” al defunto posto in essere con le modalità che, secondo quanto riferito dal figlio, il professore avrebbe desiderato».

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