Ragazzo accoltellato a Sassari, la rabbia dei residenti: «Notti da incubo, servono più controlli»
In via Marghinotti gli abitanti denunciano urla e schiamazzi fino all’alba. Il ferimento di sabato notte riaccende le paure nel quartiere
Sassari «Nel fine settimana è un incubo, non si riesce a dormire fino alle cinque o alle sei del mattino». A raccontarlo è una donna che abita a pochi metri dal locale notturno Le Iene, in via Marghinotti, teatro dell’accoltellamento del diciassettenne ricoverato in prognosi riservata al Santissima Annunziata. La residente, affacciata alla finestra, descrive notti scandite da urla, schiamazzi e gruppi di ragazzi che si attardano in strada dopo aver trascorso la serata nei locali.
«Succede spesso nel fine settimana, quando i ragazzi escono e si mettono a urlare sotto le finestre. Si va avanti fino alle cinque o alle sei del mattino», racconta. Nella notte tra sabato e domenica ha sentito anche lei il solito trambusto, ma in un primo momento non si è resa conto della gravità di quello che stava accadendo. Solo ieri mattina ha capito che, a poca distanza dalla sua abitazione, un ragazzo era stato ferito gravemente con un coltello.
Una notte che, per chi vive in quella zona, si è inserita in una situazione che molti residenti descrivono come ormai difficile da sopportare. Il problema, spiegano gli abitanti, non riguarda soltanto il rumore e la mancanza di riposo, ma anche la preoccupazione per quello che può succedere quando gruppi numerosi di giovani si ritrovano in strada, soprattutto nelle ore più tarde. Da qui la richiesta di maggiori controlli, con una presenza più costante delle forze dell’ordine nelle notti del fine settimana e interventi capaci di prevenire risse e situazioni di pericolo. L’accoltellamento ha riacceso un malcontento che covava da tempo e ha trasformato i consueti schiamazzi notturni in una questione di sicurezza che il quartiere chiede di affrontare.
A rendere ancora più evidente la tensione è la reazione sui social, dove la notizia del ferimento ha suscitato indignazione e paura. In molti si domandano perché Alessio Tonzanu, già arrestato nel 2025 per il tentato omicidio avvenuto a Sennori e rinviato a giudizio per quella vicenda, si trovasse in libertà prima del nuovo arresto. Una domanda che si intreccia con il dibattito sulle misure cautelari e che non può prescindere dal rispetto delle regole e delle garanzie previste dalla legge. Altri commenti esprimono invece una preoccupazione più generale, quella di una violenza giovanile in cui il coltello sembra comparire sempre più spesso durante litigi e risse. «Ormai i ragazzi girano con le lame in tasca, perché la vita non ha più valore», è il senso di numerosi interventi che circolano online.
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