Caterina Murino: «Dopo 23 anni ritorno a Miss Italia da organizzatrice»

Caterina Murino con Daniel Craig nei panni di James Bond

L’attrice e 4 socie al timone delle selezioni sarde. «Devo tutta la mia carriera a questo concorso»

La sua carriera è iniziata sotto il segno di Miss Italia. E anche il suo debutto da attrice è avvenuto nel film di Dino Risi dedicato al mitico concorso di bellezza. E ora anche la sua prima volta da imprenditrice comincia all’insegna di quella manifestazione che dal 1946 fa sognare centinaia di giovanissime. Caterina Murino è una delle cinque donne che hanno rimesso in moto la carovana di Miss Italia nell’isola. Purtroppo il Covid ha fatto cambiare i piani, ma lunedì a Roma sarà eletta la nuova più bella d’Italia e la Sardegna sarà rappresentata da Elena Meloni, 22 anni di Santa Teresa.

Caterina, come mai questo ritorno a Miss Italia?

«Lo scorso anno ero nella giuria tecnica tutta al femminile con Silvana Giacobini e Samanta Togni. Mi sono chiesta: perché non prendo in mano il concorso in Sardegna? Ho chiamato Michela Giangrasso, che per più di 20 anni ha organizzato Miss Italia nell’isola, ma da sola non se la sentiva. L’ho proposto alla mia amica Simona Santa Cruz, avvocata di Cagliari, che ha accettato subito. Alla prima riunione si è presentata Manuela Fradelloni, altra cara amica che fa l’infermiera. E abbiamo coinvolto anche lei. E alla fine ha voluto essere dei nostri anche Stella Gulotta, un’altra amica medico. Nasce così la Fivevents srl. Tutte donne impegnate in altri lavori che però sono riuscite a portare avanti il concorso in un anno così catastrofico. Io mi sono limitata a formare il gruppo, senza di loro non avrei fatto nulla».

Miss Sardegna è la 22enne Elena Meloni.

«Ne sono felicissima. Tutte le cinque finaliste sono bellissime. In tempi normali sarebbero partite in 10. Purtroppo quest’anno Elena sarà l’unica sarda. Ho parlato con lei e le ho detto: sarà una avventura. La sua sarà certamente diversa dalla mia, che durò 20 giorni ed eravamo 200 ragazze su Raiuno. Loro saranno solo 23. Ma Miss Italia è una sorta di rodaggio per chi vuole intraprendere la strada dello spettacolo. Quello che viene notato non è solo la bellezza, ma anche la spontaneità e la semplicità».

Cos’è per lei Miss Italia?

«Devo tutto al concorso sotto due punti di vista. Mi ha aperto le porte di Milano, della moda e di tutto il resto. E anche il mio primo ciak è nel film di Dino Risi “Le ragazze di Miss Italia”. È stato il primo provino che ho vinto. Quindi, devo tutto alla manifestazione. E non sono assolutamente d’accordo con chi critica il concorso perché ritenuto antifemminista. Ricordo che al timone c’è una donna (Patrizia Mirigliani, ndr) che si fa aiutare da tante donne. E a contare non è solo la bellezza. È un trampolino di lancio senza eguali. Nel 1997 tra le prime sei c’erano future attrici come me e Christiane Filangieri, future giornaliste come Roberta Floris e addirittura una futura ministra come Mara Carfagna».

Anni fa disse: “una volta che si diventa Bond girl lo si rimane per tutta la vita”. Conferma?

«Confermo, sottoscrivo e rafforzo. Fare “Casino Royale” è stato un regalo immenso. Ho avuto una fortuna enorme, anche se ai tempi molti mi parlavano della maledizione delle Bond girl, tutte sparite dopo i film di 007. Ma se penso alla mia carriera e a quelle mie colleghe da “Casino Royale” in poi mi sembra che la maledizione sia andata a frantumarsi da qualche parte».

È reduce dall’esperienza alla Scala dove è stata una delle attrici che hanno introdotto le arie in questa insolita prima ai tempi del Covid.

«Diciamo subito che è stato un altro regalo immenso da mettere accanto alla Bond girl. Ho pianto per una settimana dall’emozione, ho avuto una crisi isterica prima di salire sull’aereo. Ho avuto la Scala un intero giorno tutta per me. Un sogno più bello non lo avrei potuto fare».

Sarà a Cagliari per Natale?

«Ho il biglietto dell’aereo per il 23 e il tampone fissato a Parigi per il 22, ma se sarà necessaria la quarantena non sarà possibile. Io sono pronta a fare il tampone ogni giorno. Da settembre ne ho fatti venti. Ho lavorato tantissimo in questi mesi: tre film in Italia, uno in Francia e uno in Spagna. Zero ristoranti, solo lavoro con mascherine, distanziamenti e tanti test».

Sarebbe il primo Natale lontano dalla Sardegna?

«Non voglio neanche pensarci: una soluzione la devo trovare per forza».



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